Le recenti evoluzioni del mercato dell’oro e il continuo interesse da parte delle principali banche centrali mondiali hanno riacceso il dibattito sulla “corsa all’oro”, la sua potenziale scarsità e il destino delle sue riserve sulla Terra. L’oro è storicamente il metallo rifugio in tempi di crisi economica, instabilità geopolitica e variazioni valutarie, e le sue dinamiche attuali sono rivelatrici tanto delle tendenze finanziarie quanto delle prospettive sulle risorse fisiche residue nel sottosuolo.
Domanda globale e accumulo di oro: un trend in ascesa
Nel corso del 2024 e del 2025 la domanda di oro ha toccato livelli record, trainata da investimenti privati, acquisti tramite Etf e soprattutto dall’aumento delle riserve da parte delle banche centrali. Secondo dati aggiornati, le banche centrali hanno acquistato 244 tonnellate di oro solo nel primo trimestre del 2025, con un rallentamento rispetto al trimestre precedente ma con la tendenza di fondo ancora fortemente orientata all’accumulo. Paesi come Polonia, Cina e Kazakistan hanno aggiunto nuove tonnellate alle proprie riserve, mentre l’Uzbekistan ha ridotto le proprie posizione per motivi di liquidità.Gli investimenti annuali hanno raggiunto 1.180 tonnellate, con un incremento del 25% rispetto all’anno precedente. In particolare, si è registrata una ripresa della domanda dagli Etf, canale che per la prima volta dal 2020 non ha visto deflussi significativi, a conferma di un clima di fiducia e di forte appetito per l’oro come asset protettivo in portafoglio.
Il World Gold Council, nell’ultima indagine condotta nel giugno 2025 su un campione di 73 banche centrali tra paesi sviluppati ed emergenti, ha rilevato un consenso quasi unanime: il 95% degli intervistati prevede un ulteriore aumento delle riserve auree globali nei prossimi 12 mesi e il 43% aumenterà le proprie scorte, con nessuna intenzione dichiarata di vendere oro nell’immediato futuro. Questi dati indicano una corsa all’accumulo, dettata dall’incertezza e dalla volontà di mitigare rischi economico-finanziari.
Le riserve auree mondiali: distribuzione e concentrazione geografica
La concentrazione delle riserve auree riflette gli equilibri macroeconomici e politici globali. Gli Stati Uniti, con oltre 8.000 tonnellate di oro, da soli detengono quasi un terzo delle riserve dei maggiori detentori mondiali, su un totale di circa 24.000 tonnellate possedute dai primi venti paesi. L’Italia mantiene il terzo posto assoluto, con un valore delle riserve che ad agosto 2025 si avvicina ai 230 miliardi di euro. Tra i paesi che stanno più rapidamente aumentando le proprie scorte vi sono Cina, India, Turchia, Polonia e Taiwan. Significativo anche il ruolo dell’Unione Europea, che attraverso la Banca Centrale Europea gestisce riserve cospicue e funge da ancora valutaria per i paesi membri.
In questa geografia, è da notare che il Canada, sebbene sia una delle più grandi economie mondiali e membro del G8, non detiene più riserve auree nella sua banca centrale, scelta controcorrente rispetto al trend globale. Mentre molti paesi emergenti continuano ad aumentare le proprie riserve sia come strumento di stabilizzazione che come segnale di forza economica.
L’oro estraibile: quanto ne resta realmente?
Secondo le stime più aggiornate, fino ad oggi sulla Terra sono state estratte circa 187.000 tonnellate di oro. Tuttavia, la quantità di oro ancora potenzialmente estraibile è un altro parametro fondamentale: si ritiene che le riserve minerarie identificate e potenzialmente sfruttabili ammontino a circa 50.000 tonnellate. Queste cifre indicano che oltre tre quarti dell’oro sinora disponibile sono già stati estratti e messi in circolazione.
Il processo di estrazione dell’oro è diventato sempre più complesso e costoso, poiché giacimenti facilmente accessibili si stanno esaurendo e i nuovi siti, spesso situati in aree remote o in profondità, richiedono tecnologie avanzate e investimenti significativi. Alcuni esperti sottolineano che, di fronte a una domanda globale così sostenuta, il ritmo di scoperta di nuove miniere non riesce oggi a compensare quello di estrazione e consumo industriale. Questo scenario fa prevedere, nei prossimi decenni, un progressivo aumento del valore dell’oro e una crescente attenzione allo sviluppo di filiere di recupero e riciclo dei materiali preziosi già presenti in circolazione.
- L’oro riciclato rappresenta una quota crescente della disponibilità mondiale, derivante dalla rifusione di gioielli, monete, scarti industriali e dispositivi elettronici.
- La capacità di estrarre oro in modo sostenibile e a costi contenuti sarà uno dei principali fattori discriminanti tra i player globali del settore.
- Lo sviluppo di nuove tecnologie di estrazione e la valorizzazione dei depositi “non convenzionali”, come quelli presenti nei fondali oceanici o nelle rocce aurifere a bassa concentrazione, potrebbero in futuro modificare leggermente lo scenario, ma sempre a fronte di costi e rischi crescenti.
Prospettive per una risorsa finita
L’oro è per definizione una risorsa non rinnovabile. Non può essere sintetizzato chimicamente in modo economicamente sostenibile, il che implica che le quantità già estratte e quelle identificabili come future rappresentano la totalità accessibile su tempi storicamente rilevanti. I risultati delle indagini sulle strategie delle banche centrali, uniti alle analisi sulle scorte effettive presenti nel sottosuolo, suggeriscono che la “corsa all’oro” sia tutt’altro che destinata a fermarsi a breve: il metallo continua ad assumere un ruolo primario sia come riserva di valore strategica che come strumento di diversificazione patrimoniale nelle economie moderne.
L’oro mantiene e anzi rafforza la propria funzione di ancora anti-inflazione e di difesa contro le crisi valutarie. Di fronte alle nuove sfide poste da transizione energetica, domanda tecnologica (chip, elettronica avanzata) e sviluppo dei mercati emergenti, la pressione su questa risorsa non mostra segni di declino. Anzi, la maggiore coscienza della sua natura limitata probabilmente stimolerà nuovi strumenti finanziari per garantirne l’accessibilità e la funzione di riserva globale, mentre i governi e gli investitori privati continueranno ad accaparrarsi le quote residue ancora disponibili.
In prospettiva, salvo rivoluzioni minerarie attualmente impossibili da prevedere, la traiettoria dell’oro nei decenni a venire sarà caratterizzata da una crescente scarsità relativa e da una valorizzazione progressiva. Il tema della sostenibilità, inteso sia come riduzione dell’impatto ambientale dei processi estrattivi sia come efficientamento della logistica globale, sarà sempre più centrale per evitare crisi di approvvigionamento e conseguenti turbolenze nei mercati finanziari.
Allo stato attuale, quindi, la “corsa all’oro” non sta per finire, ma entra piuttosto in una nuova fase contraddistinta da consapevolezza, competizione tecnologica e centralità politica. L’attenzione alle scorte residue e il controllo di questa risorsa strategica rimarranno al centro delle agende economiche globali almeno finché l’oro manterrà il proprio status di bene rifugio e simbolo di ricchezza durevole. Nei prossimi anni potremmo quindi osservare strategie sempre più sofisticate per assicurarsi porzioni di un patrimonio naturale che la Terra offre in quantità davvero limitate.